- HTC Hero sembra proprio bello.
- Odio tutta quella gente che fa causa a Google con scuse assurde solo perche' e' piena di soldi e si aspettano di strizzarla un po'. Mi riferisco al caso in cui Google viene denunciata per bullismo. Si, e' ridicolo, eppure in Italia succede anche questo. Se fossi io a fare le leggi, farei una legge "no idiozie" che darebbe multe salate a chiunque facesse causa ad altri per ragioni cosi' ridicole.
Rinfresco un po' la memoria ricordando che la Strong-AI, Intelligenza Artificiale Forte, e' quello che intendiamo per "computer realmente pensante", ovvero un computer che e' realmente intelligente, che capisce, che impara concetti nuovi, cresce, concepisce nuove idee. Inoltre e' abbastanza comune pensare che nell'IA forte il computer abbia coscienza di se': sappia di se' e del suo ruolo tra noi. Questo solleva un sacco di domande interessanti, che vedremo dopo.
Per dovere di cronaca, dico che l'IA Forte si contrappone all'IA Debole - Weak AI - che e' attualmente l'obbiettivo della stragrande maggioranza delle ricerche nel campo. Essa e' quella branca dell'IA che non si preoccupa di creare computer pensanti, ma solo di creare macchine che siano "furbe" perche' noi le abbiamo progettate bene. Non devono capire mille cose: esse sanno fare una cosa sola, ma molto bene. Vi porto un esempio storico: se noi diamo ad un computer tutte le informazioni su tutte le malattie note, e programmiamo molto bene quel computer, lui sara' in grado di fare diagnosi (e quindi predire qualcosa) meglio di dottori veri. Questo perche' alcuni lavori si possono svolgere "meccanicamente" e il buon successo nel lavoro deriva solamente dalla quantita' di informazione accumulata negli anni (l'esperienza).
Pero' la macchina non ha fantasia, ne' intuito ne' creativita' ne' pensiero alternativo. Una IA Debole non potrebbe mai fare il lavoro di Dr. House.
Scommetto che l'IA Debole sembra innocua. E invece non lo e' affatto. Gia' essa ha conseguenze gravi sulla nostra societa', tanto che partiro' da esse per fare un'analisi che si basa sulla realta' dei fatti.
Tanto per cominciare: sapete che 30 o 40 anni fa, molte persone reputavano impossibile che un computer battesse a scacchi un uomo? E invece, grazie alla ricerca sull'IA Debole, Deep Blue batte' per la prima volta il pluri campione mondiale Garry Kasparov. A me e' sempre parso ovvio (sin da piccolo, giuro) come non esistesse il paragone: i computer sono eccezionalmente potenti e rapidi, tanto che nessun uomo potra', ad un certo punto della storia, competere con una macchina (curioso come noi siamo capaci di creare macchine piu' potenti di noi, ma non siamo in grado di migliorarci piu' di loro :).
Ecco il primo problema: Kasparov, poverino, divenne l'ultimo baluardo dell'umanita'. La sua sconfitta rappresento' la sconfitta degli uomini sulle macchine. E non e' poco! Benche' poi gli uomini abbiano superato abbastanza facilmente la sconfitta (almeno, cosi' mi pare, visto che milioni di persone giocano a scacchi e vengono battuti dalle macchine senza lamentarsi troppo).
Pero' e' interessante notare come l'uomo cerchi di battere se' stesso, creando macchine sempre piu' potenti, eppure sia cosi' legato alla sua definizione di essere dominante sulla terra. Lo siamo? E Dio e' onnipotente? Noi, creatori di macchine, siamo un po' degli dei... Noi creiamo cose al nostro servizio, ma siamo in grado di creare cose piu' brave e capaci di noi! Grazie alla ragione, grazie alla nostra comprensione delle cose. E se Dio ci avesse creati e ci avesse fatto meglio di lui? E' un punto di vista interessante :) Magari siamo stati noi ad uccidere Dio e non lo sappiamo.
Fermi un attimo. Torniamo all'IA Debole. L'esempio degli scacchi non e' isolato: i computer, e in particolare le applicazioni piu' "intelligenti", quelle che cercano di togliere all'uomo i suoi primati nel fare qualcosa, sono viste male dalla societa' in cui si presentano.
I sistemi esperti (come quello delle diagnosi) sono un esempio fantastico: crei un computer che assuma la conoscenza degli uomini e poi faccia il lavoro al posto loro. Cosa dovrebbe fare un medico, nel vedere che un computer e' piu' bravo di lui nel fare le diagnosi? A cosa sono serviti tutti quegli anni di studi ed esperienza e malattie schifosissime viste in prima persona? A niente? Il povero dottore sicuramente cadra' demoralizzato. L'avanzata delle macchine e' inevitabile: fanno meglio di noi le cose che noi capiamo meglio di loro.
Qualcuno di veramente radicale potrebbe mettersi a combattere le macchine in prima persona: no alla ricerca, no all'evoluzione dei computer! E' gia' capitato, ad esempio con Weizenbaum: creo' ELIZA, un programma che era in grado di simulare un interlocutore umano. Alcune persone non riconobbero la differenza tra il programma e gli uomini. Weizenbaum penso' che questo era un fatto terribile (lo e'?) e divenne un forte critico nei confronti dell'IA.
Eppure non tutto e' perduto: la soluzione piu' intelligente e' mettere da parte l'orgoglio e convivere, adattarsi. Si ovvio, un medico studia decine di anni per diventare sufficientemente bravo, ma una macchina non sa capire cio' che e' fuori dagli schemi. Un umano puo' farlo. Inoltre, la macchina non arriva dal nulla: essa e' l'insieme di studi di molte altre persone, probabilmente - mettendoli assieme - una macchina e' il risultato di secoli di studi, tra medici e programmatori.
E poi, una macchina non risolve tutti i problemi. Il nostro dottore frustrato puo' comunque aiutare i suoi pazienti, puo' consolarli, parlarci, eccetera. La macchina non ha ancora vinto.
Eccoci al punto interessante: l'intelligenza artificiale debole vuole aiutare l'uomo. La macchina non deve vincere. Deve aiutare gli uomini, anche se, ovviamente, qualcuno opporra' resistenza.
Con i sistemi esperti e l'IA debole, i computer iniziano davvero a mettere alla prova l'uomo. L'essere umano ha sempre sfruttato la sua intelligenza per fare quel che gli piace: macinare il grano e' faticoso? Facciamolo con la forza del vento o dell'acqua. Spostare l'acqua a mano e' faticoso? Lo facciano gli acquedotti. Questo e' meraviglioso! L'uomo non e' succube delle sue necessita' grazie all'intelligenza. Una macchina fara' un lavoro faticoso e ingrato al posto nostro, nel frattempo noi potremo gustare il frutto della nostra intelligenza senza fatica e dedicarci a cose piu' "dignitose" per l'uomo, cioe' le cose che la macchina non puo' fare, come filosofeggiare.
Pero' la meccanica ha dei limiti: non possiamo curare meccanicamente una malattia... Serve esperienza e conoscenza e capacita' ed intelligenza.
Ecco perche' i computer sono rivoluzionari: essi sono in grado di meccanizzare un processo mentale. Quindi curare una malattia diventa una cosa meccanica.
Dobbiamo iniziare a ripensare alla nostra condizione: l'uomo fa un lavoro finche' le macchine non imparano a farlo. Prima l'acquedotto, poi i mulini, poi la macchina a vapore, poi l'elettricita', i robot. Ora molte persone guidano macchine create da macchine, molti uomini non respirano piu' dannosi componenti chimici che producono cose che usiamo tutti i giorni, perche' ci sono robot a fare cio' per noi. Eppure noi andiamo avanti.
La nostra condizione e' di schiavi delle macchine: l'intelletto non fa altro che portarci "un po' piu' in la": prima facciamo un lavoro, poi lo fa la macchina e noi facciamo altro.
Poi lo fa la macchina e noi facciamo altro.
Poi lo fa la macchina e noi facciamo altro.
Poi lo fa la macchina e noi facciamo altro...
... Ma un giorno i lavori finiranno. Le macchine sapranno fare tutto quello che possiamo fare in modo meccanico. Detto per inciso, qui subentrano miei pensieri politici, oltre che filosofici.
Vi siete mai accordi di come il capitalismo ci rende schiavi del lavoro? E quindi delle macchine. Un uomo, in questa realta' dove il sistema lo obbliga a lavorare, non puo' dedicarsi ad altro. Cioe' puo', ma diverra' "un hobby", uno svago, una "fuga" dal lavoro, dalla necessita': l'uomo fugge, per fare qualcosa che vuole fare e che non deve fare. Nel nostro mondo le persone piu' fortunate non sono quelle che guadagnano di piu', ma sono quelle che stanno bene a fare il proprio lavoro. Sono quelle che sono in uffici tranquilli, con gente simpatica, dove non si litiga. Oppure sono quelli che aiutano gli altri e quando hanno finito e la sera tornano a casa, lo fanno con un sorriso, consapevoli di essere stati utili e di avere un senso. C'e' anche gente felice perche' si sa adattare, o perche' non si lamenta. Nessuno e' felice di fare qualcosa che non vuole... Difatti cerca la felicita' in altre cose.
Bene. E se fossero le macchine a fare tutti i lavori? Io lo spero. Lo spero davvero. Perche' finalmente l'uomo sarebbe libero di lavorare, anzi, libero di scegliere.
Pensare che se le macchine fanno tutto, non lascia a noi niente, e' semplicemente un'idiozia. Cioe', non e' ignoranza o pessimismo: e' proprio stupidita'. Se qualcuno ve lo dicesse, sputategli in faccia da parte mia.
Tutti abbiamo in casa un robot da cucina. Eppure, cari miei, io monto ancora le uova a mano con la frusta. Non escono bene :) pero' mi piace e lo faccio.
Ecco la realta': la macchina ci libera dalla necessita', dandoci la scelta: vogliamo farlo? Lo facciamo. Non vogliamo farlo? Lo fa la macchina.
In un certo senso, la macchina e' la nostra onnipotenza: possiamo farlo, come vogliamo.
Calma pero'. Ci sono lavori che non hanno molto senso, fatti dalle macchine. Io disegno per il mio piacere personale. Non lo faccio per mostrare alla gente se sono bravo o meno... A volte lo faccio, per compiacermi, ma spesso disegno solo perche' mi piace vedermi migliorare. Poi posso prendere il foglio e buttarlo. Avrebbe senso, se lo facesse una macchina? Assolutamente no.
Questo e' un fatto importante: fino ad ora ho ammesso che le macchine esistessero per svincolarci dalla necessita' del lavoro. Ma non sto parlando di intelligenza o creativita'. Sto parlando di uomini che possono vivere a prescindere. Sto dicendo che le macchine hanno la possibilita' di dover smettere di preoccuparci della sopravvivenza: acqua e cibo per tutti.
Certo, non possiamo continuare a moltiplicarci come conigli... Una macchina produce X da Y ettari di terra. X sfama Z persone, il conto e' presto fatto: la superficie della terra non e' infinita. Se le macchine potessero mantenerci in questo sistema chiuso per un tempo infinito, sicuramente dovremmo preoccuparci di quanti siamo.
Ma questo problema trascende le macchine, e' un problema nostro in quanto esseri viventi: tutti gli esseri sono in equilibrio numericamente in un ambiente. Anche noi dobbiamo esserlo: con o senza macchine.
L'IA Debole e' un ottimo metodo per permetterci di mantenerci senza sforzo: essa puo' fare efficaciemente tutto quello che sappiamo fare, e quello che impareremo a fare potra' essere integrato nelle macchine con poco sforzo, permettendoci di continuare a vivere, meglio, senza dover essere soppiantati dalle macchine. Il ciclo si manterebbe: noi impariamo, lo insegnamo alle macchine e noi impariamo altro. E cosi' via. Pero' ora non dobbiamo piu' fare, dobbiamo solo imparare. Saranno le macchine a farlo.
Ecco che il nostro stato cambia: non saranno piu' pochi uomini a cercare, ad imparare, a creare, ma saranno tutti gli uomini. Gia' qui sarei molto, molto felice: una socita' fondamentalmente comunista dove tutti gli uomini non lottano piu' per la sopravvivenza, ma (purtroppo) solo per delle idee. I valori morali cambierebbero, non ci sarebbe piu' competizione come la conosciamo oggi. Sarebbe l'apice per noi, esseri intelligenti, costretti - in questo assurdo futuro - a fare l'unica cosa che ci distingue dalle altre macchine organiche (gli animali): pensare creativamente.
Come ho detto: gia' questa realta' mi piacerebbe. Quindi benvenga la ricerca dell'IA debole.
E l'IA forte? Non ne ho ancora parlato. In realta' il discorso della creativita' si lega esattamente in questo punto. Quando noi saremo solo creatori e le macchine solo esecutrici, ci fermeremo qui? Assolutamente no. E qui subentra lo spasso :) (almeno, dal mio punto di vista).
Ipotizziamoci gia' homo filosofus: uomini che non devono sopravvivere, ma che hanno come ruolo sociale quello di pensare, imparare, crescere. Dove la concorrenza sara' solo la nostra lotta a chi impara e capisce di piu'. Dove il nostro essere sapiens (o meglio, filosofus :) si manifesta in tutto il suo splendore.
Mi pare ovvio che il passo successivo, per le macchine, sara' di dotarle di intelligenza. Non ancora di "vita" (benche', evolutivamente parlando, la vita e' raggiunta molto, molto prima dell'intelligenza. Anzi, puo' anche essere che le macchine che ci sostengono saranno gia' vive, in questo futuro ipotetico. Programmate, stupide, al nostro servizio, ma vive).
E questo e' il fatto fantastico: un uomo che mira ad essere intelligente e colto, cosa se ne fa di una macchina pensante? Semplice: nuove sfide :)
Come prima: macchina pensante non vuol dire che noi dobbiamo smettere di pensare. Vuol dire che noi abbiamo un nuovo giocattolo per trastullarci, come prima. Possiamo scegliere di pensare o di far pensare loro. Magari una macchina pensante produrra' molto piu' velocemente di noi delle conclusioni a cui non eravamo ancora arrivati, e magari noi potremmo beneficiarne.
Certo, e' facile pensare come in un romanzo di fantascienza... Questa non e' proprio filosofia!! Non e' detto che debba andare cosi', giusto?
Allora pensiamoci: nel 2100 viene inventata l'intelligenza artificiale forte. Un computer pensante. Com'e'? Cosa sa? Come sta? Cosa sente?
Stara' male, poverino, tutto solo? Solo in mezzo a tanti uomini? Oppure creeremo molti computer intelligenti? Saranno in una loro societa'? O verranno in qualche modo integrati nella nostra?
E poi, intelligente vuol dire solo che capisce e che crea? Oppure ha sentimenti? Potrebbe sentirsi solo? O arrabbiato? Potrebbe volerci uccidere tutti? Oppure aiutarci tutti?
Avrebbe istinti?? Se li avesse, sarebbe fantastico, ma anche grave: istinto di sopravvivere, istinto di difendersi, di uccidere, di nutrirsi, di riprodursi...
Onestamente penso che tutto questo sia molto fantascientifico. Non e' questo il fulcro della questione. Il fulcro e' che anche una macchina intelligente sarebbe come la progettiamo noi.
I sentimenti sono fortemente legati alla nostra biochimica: non c'e' eccitazione senza adrenalina. Non c'e' rabbia senza testosterone. Eccetera. Una macchina dovrebbe essere progettata per sentire qualcosa. Non potrebbe semplicemente esserlo.
Intelligente implica che possa provare sentimenti? Probabilmente no. Ma intelligenza implica creativita'. Esiste creativita' senza sentimenti? Secondo me, si.
Probabilmente vi sembrera' semplicistico il mio discorso... Ma credo che le famose "questioni morali" non siano affatto "questioni". Piu' che altro e' paura di cambiare.
E' facile immaginare un computer che da solo impazzisce in qualche modo... Ovviamente non possiamo trascurare il fatto che quel computer pazzo sara' collegato a tutte le industrie del mondo. Quindi le controllera' e in men che non si dica creera' copie di se stesso unite a delle armi atomiche che sono efficacissime contro di noi e innocue contro loro.
Un baluardo di uomini resistenti alle tentazioni, pero', avra' continuato la vita alla "vecchia manieta" e condurra' gli uomini in una battaglia contro le macchine dall'esito incerto.
Si, e' facile pensare a certe scemenze :) Non e' facile pensare invece razionalmente.
Perche' un computer che controlla tutto dovrebbe ingaggiare una guerra con noi? Gli basterebbe negarci l'accesso alle scorte di cibo. Noi andremmo nel panico dopo 2 giorni e dopo 3 settimane saremmo tutti inevitabilmente morti.
Perche' un computer intelligente dovrebbe volerci uccidere? Sviluppa istinti di sopravvivenza e nessun istinto di cooperazione? Improbabile.
Cosa trarrebbe un computer intelligente nello stare senza uomini?
Cosa trarrebbero gli uomini nello stare senza computer intelligenti?
Queste due domande sono la chiave di tutto :) Mi piacciono molto. Nessun essere intelligente darebbe risposte che implichino la distruzione di entrambe le parti. Anzi, gli esseri piu' intelligenti capirebbero le posizioni reciproche, le reciproche necessita' e tenterebbero la convivenza.
Non e' detto che la convivenza di due forme diverse non si concluda nell'unione in qualcosa di migliore.
Ci sono tante domande aperte, tante a cui non ho dato risposta e a cui - ovviamente - non possiamo darla. Ci sono tante cose che non ho considerato... Ma ad una vorrei cercare di dare la risposta che trovo piu' sensata, quella che poi sarebbe la chiave di questo post.
Come muterebbe la societa' odierna se subentrasse una macchina intelligente?
Secondo me muterebbe in meglio e ci porterebbe, molto piu' velocemente che nelle altre ipotesi, alla conclusione che auspico: un posto dove gli uomini scelgono di vivere come vogliono.
Se poi vivremo ancora con lavori sudati, guerre, malattie e affollamento, sta a noi...
Eccoci arrivati al punto finale: la scelta che faremo, rivelera' la vera essenza dell'essere umano. Saremo liberi di distruggerci o di sopravvivere in pace (o di vivere in un equilibrio delle due cose). La scelta sara' totalmente nostra e incondizionata.
Ecco perche' ricerco e incoraggio la ricerca nell'IA forte: perche' son davvero curioso di sapere la risposta :) E non vivro' fino al 2100... Quindi meglio muoversi!! :D
Stay --sync
7 commenti:
sarebbe un futuro molto bello..qllo dove gli uomini pensano a creare sempre cose migliori..mi posso anke fidare dlle macchne intelligenti..e dell'uomo ke nn mi fido... x me se mai le creeranno lo faranno x essere "+ padroni" di altri sugli altri..
Cosi' da ridurre macchine pensanti in schiavitu'? Non credo sia fattibile a lungo termine.
Secondo me il futuro più probabile non sarebbe una situazione alla Terminator con le macchine che tentano di distruggere gli uomini, ma bensì il contrario!
Anch'io nutro una certa sfiducia nel genere umano, la mia reale preoccupazione è l'innata voglia di ogni persona di "ambire".
Io mi accontenterei di vivere una vita nella quale mi posso dedicare a quello che voglio, fare i lavori che voglio, ma penso anche alle classiche persone che nella nostra società contemporanea sono arrivate ad avere tutto, ma continuano a scalare la società per avere ancora di più.
A mio avviso tra la nostra società e quella che tu ipotizzi Aki, c'é in mezzo non solo l'evoluzione dei "nostri strumenti" che in un lontano futuro potrebbero diventare "la seconda razza del pianeta", ma c'é anche e soprattutto la nostra evoluzione, nel modo di pensare.
Sicuramente prima dobbiamo evitare di estinguerci perché raggiungiamo quota 10 miliardi e iniziamo a sparare atomiche tattiche per uccidere i concorrenti nella corsa al cibo (anche se non è molto saggio usare delle atomiche se quello che vuoi è terreno coltivabile).
Cmq scongiurata l'estinzione, sarebbe figo vivere in una società come quella che hai teorizzato, a me piacerebbe ed effettivamente non poterci arrivare perché morirò prima mi fa rosicare un sacco.
Sono parecchio scettico riguardo all'estinzione: siamo cosi' avidi di potere da sopraffare il nostro istinto piu' forte (quello di sopravvivenza)? Secondo me no. Anche se non trovo altrettanto improbabile qualche disastro a livello mondiale (per mano nostra, piu' che per causee naturali) che possa decimare la popolazione. Tipo guerra atomica di ken shiro.
Pero' credo soprattutto nella ciclicita' delle cose: l'uomo e' in grado di ristabilizzare un po' la sua condizione... Anche se guardando la realta' mi sembra difficile: i paesi in via di sviluppo si fanno trascinare dal modello occidentale, un modello disumanizzato, anziche' noi farci contagiare da stili di vita meno... "duri".
Sul fatto che sia necessaria una sorta di svolta lo pensiamo in tanti. Quello che penso io e' che un essere sufficientemente competitivo, o pericoloso, o devastante per il nostro credo, sia uno dei metodi con il quale l'uomo possa ristabilizzarsi, o ricominciare.
Per me la questione non e' tanto "prima risolviamo e poi maturiamo", ma e' "maturiamo per risolvere".
Personalmente, penso che se un computer pensante venisse realizzato e diffuso, l'uomo si troverebbe in una condizione da non poter piu' considerarsi superiore e assoluto. Quindi, per come la vedo, non e' una scelta troppo opzionale: e' una di quelle cose che la nostra tecnologia (la nostra era) puo' produrre e che deve arrivare per far fare un salto di qualita' alla razza umana.
Una sorta di finale alla Watchmen: a fronte di una sfida enorme, una rivoluzione colossale che riguarda tutti, possiamo ancora continuare in questo modo?
Io vedo l'IA forte come una di queste rivoluzioni colossali.
Bel post, di cui ovviamente condivido gran parte delle osservazioni.
Personalmente, la domanda che più mi appassiona é: investire nell'IA, d'accordo, ma in quale ramo dell'IA?
Io ad esempio sono molto intrigato dalle ricerche sull'Artificial Life ("simulare" la vita al computer, anche tipi di vita diversi da quella animale), mentre professonalmente mi affascina molto tutto quello che é legato alla programmazione genetica...
In ogni caso, chi vivrà, vedrà! :D
E' vero: ottima domanda!
La mia risposta e' che, fondamentalmente, non bisognerebbe arrivare al punto di porsi questa domanda :D La ricerca va finanziata ovunque: focalizzarsi su un campo solo e' esattamente quello che Minsky (e non solo lui!) odia.
Ovviamente ci vuole un pragmatismo... L'artificial life affascina molto anche me. Difatti il mio progetto "GeAbAnn" riguarda proprio questo (e Squared esiste per questo :). Pero' c'e' un fatto incontestabile: l'artificial life e le simulazioni richiedono un tempo di calcolo enorme, spropositato (secondo me) rispetto all'obbiettivo.
Il problema piu' immediato che vedo con l'AL e' che produce una mole spropositata di dati: pensa ad uno psicologo, che vuole analizzare il funzionamento in dettaglio del cervello.
Certo: se avessimo una mappa dell'evoluzione completa di un essere vivente dal suo primo neurone alla forma di un topo, sarebbe sicuramente fattibile un'analisi ed eventualmente una estrapolazione dei pattern coinvolti.
Il problema e' che analizzare UN caso non e' significativo, quando si parla di evoluzione :) E soprattutto, l'evoluzione da batterio a topo e' una mole gargantuesca di dati! (Anche ammettendo di averli a costo computazionale nullo)
Quello che invece trovo piu' intrigante, in questi giorni, e' lo sviluppo di algoritmi sufficientemente complessi da automantenersi.
Credo che con le idee e le euristiche giuste, e con l'adeguata strutturazione del codice, si possa arrivare ad un sistema in grado di gestire informazioni generali. Una sorta di sistema esperto in tutto.
Ovviamente sto parlando di un processo radicalmente diverso da quello adottato fin ora... E se ti interessa, e' proprio quello si cui mi sto focalizzando ora (e lo studio di Scheme rientra in questo scopo).
In dettaglio, a me allettano molto, moltissimo i codici auto modificanti. Se non si fosse notato, e' esattamente questo il paradigma dietro Squared (o almeno, allo Squared finito che ho in mente :D)
Ah, non l'ho detto, ma un sistema auto-mantenuto in grado di gestire informazioni generiche e di contestualizzarle e' un ottimo punto di partenza per studiare quella che consideriamo "vera intelligenza": e' sufficiente la manipolazione "agile" di informazioni? La creativita' quanto dipende dalla conoscenza pregressa? Quanto dell'intelligenza e' capacita' di contestualizzazione? Eccetera.
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